Farina Dorotea
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Strada dei Formaggi

Farina di mais Dorotea

Un antico mais del Vanoi torna a vivere: una storia di memoria, agricoltura e territorio racchiusa in una farina dal colore dorato

Prima ancora di diventare una polenta fumante, la farina di mais Dorotea racconta una storia. È la storia di una coltivazione che per secoli ha fatto parte della vita quotidiana delle comunità del Vanoi e del Primiero, poi scomparsa e infine tornata nei campi grazie alla volontà di chi ha scelto di recuperare un pezzo della memoria agricola della valle.

Il mais, infatti, un tempo era una delle colture più importanti di questo territorio. La sua farina era alla base dell'alimentazione contadina e la polenta rappresentava uno degli alimenti quotidiani delle famiglie. Con il passare degli anni la coltivazione è progressivamente scomparsa, fino a essere praticamente abbandonata dopo la grande alluvione del 1966, che colpì duramente il territorio.

È proprio da questa storia che parte il progetto dell'Ecomuseo del Vanoi, avviato nel 2005 con l'obiettivo di reintrodurre la coltivazione del mais nella valle del Vanoi e nel Primiero. Per farlo, sono state recuperate le sementi di una varietà autoctona nel piccolo paese di Zortea, riportando nei campi un mais che apparteneva da generazioni alla storia agricola locale.

Da Zortea arriva anche il nome Dorotea: un richiamo al paese in cui sono state recuperate le sementi e al caratteristico colore dorato delle sue pannocchie.

Il recupero, però, non è rimasto soltanto un progetto. Negli anni il mais Dorotea è tornato a essere coltivato da una piccola comunità di coltivatori amatoriali e aziende agricole locali, che contribuiscono a mantenere viva questa varietà e a trasformarla in una farina capace di riportare a tavola un sapore antico.

Ed è forse proprio questo il suo valore più grande: ogni sacchetto di farina Dorotea contiene qualcosa che va oltre il mais. Racchiude il lavoro di chi semina e raccoglie, la memoria di una valle e la volontà di non lasciare che una coltivazione tradizionale scompaia definitivamente.

In cucina, la Dorotea torna alla sua destinazione più naturale: la polenta. Il suo colore dorato e il carattere del mais la rendono perfetta per accompagnare i piatti della tradizione di montagna, dai formaggi alle carni, ma la sua versatilità non finisce qui. La farina viene utilizzata anche in preparazioni dolci, dimostrando come un ingrediente nato dalla cucina contadina possa trovare spazio anche in ricette contemporanee.

E c'è un altro modo per conoscere questa farina: riscoprire la cucina di una volta attraverso le ricette che nascono proprio dal riutilizzo della polenta avanzata. Un gesto che apparteneva alla quotidianità delle famiglie contadine e che oggi torna a raccontare, con semplicità, una cultura del cibo basata sul non sprecare e sul dare nuova vita agli ingredienti.

La Farina Dorotea è quindi molto più di un prodotto del territorio. È il risultato di un piccolo progetto di comunità che ha scelto di recuperare una varietà antica, riportarla nei campi e farla tornare sulle tavole. Perché quando una coltivazione scompare, non si perde soltanto un ingrediente. Si rischiano di perdere anche i gesti, le ricette e i ricordi che le stavano intorno.

Per chi volesse cimentarsi in una preparazione che vede il riutilizzo della classica polenta, proponiamo una video-ricetta tratta dal documentario "En pizech de sal" edito dalla Fondazione Museo Storico del Trentino: